È un bravo bambino?

<<È un bravo bambino?>>.           

La guardo perplessa.

<<La fa dormire la notte? Mangia tutta la sua pappa?>>            Snocciola una serie di banalità. 

Non dormo granché la notte, poppa ancora spesso, resta attaccato al mio seno per sete, per coccola, per voglia di contatto con la sua mamma. Quindi, lui la notte dorme, io no.                                    Alle volte è un mangione, un cucchiaio dietro l’altro, altre, invece, non vuol toccare cibo, piange e respinge arrabbiato il cucchiaino. Ha già i suoi gusti. Precisi, definiti. Scende poco a compromessi, mangia ciò che gli piace, non mangia ciò che non gli piace. È semplice nella sua complessità, perché sa ascoltare attento le proprie necessità e fare in modo che anche gli altri gli prestino attenzione. 

<<E piange Spesso?>> Insiste.Insisto anch’io.

Piange quando ha fame, quando ha sete, quando ha male alle gengive. Piange quando ha tanto sonno, ma non riesce ad addormentarsi. Piange quando non mi vede ed ha paura che io non ci sia più. Piange cercandomi. Ma è proprio in quel cercarmi l’essenza del nostro stare insieme. La continua esigenza di noi.                                                  Perché lui la notte, nel sonno, vuole il contatto, se si sveglia viene ad accoccolarsi vicino a me e con le manine cerca il mio viso, s’intrufola tra le mie braccia e lì si riaddormenta.                                      Ha trovato il suo mondo. Ed io il mio.                                                          Al mattino mi sveglia la sua chiacchierata allegra, fatta di suoni incomprensibili e risate. Apro gli occhi incollati e ad un millimetro dal mio viso c’è il suo sorriso sdentato. Se mi avvicino mi dà un bacio, a modo suo, metà morso e metà leccata.                          È amore. È Amore puro in tutto ciò che fa. 

Quindi.                                              <<Sì, signora, è un bravo bambino.Il miglior bambino che potessi desiderare.>> 

Guardo mio figlio ed il mio cuore esplode di felicità.

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Maternità 

Stasera hai fatto fatica ad addormentarti, ti giri e rigiri agitato al mio fianco. Ma piano piano il tuo sonno si fa meno leggero ed io ti stringo di più. Domani, per la prima volta da quando ti ho concepito, ci separeremo per qualche ora. È una decisione a lungo meditata quella di rientrare a lavoro. Ci sono stati giorni in cui non sopportavo l’idea di lasciarti, di dedicarmi ad altro, di perdere anche solo un secondo di te, dei tuoi rapidi progressi. Mi sono posta tante volte la domanda di quale fosse la scelta giusta. Se il vero sacrificio fosse quello di separarmi per qualche ora da te oppure quello di mettere da parte un lavoro che amo e per cui ho tanto lottato. Non ho ancora una risposta chiara, mi rendo conto che in ogni scelta c’è un po’ di perdita. Domani rientrerò a lavoro e tu trascorrerai qualche ora con i nonni. Ne sarai felice? Giocherai sereno? Oppure sentirai la mia mancanza? Mi cercherai in lacrime chiedendoti che fine io abbia fatto? Altre domande per cui non ho risposta, io che, per te, dovrei avere a disposizione tutte le risposte del mondo.

Ho deciso di tornare a lavoro perché è giusto che io lo faccia, forse in fondo al cuore ne sento anche l’esigenza. Lo faccio anche per te, cuore mio. Hai bisogno di una mamma realizzata, completa, soddisfatta. Ed il mio lavoro mi aiuta a sentirmi così. Mi mancherai, mi mancherai in maniera straziante per quelle poche ore che sarò lontana da te. Ne sono sicura. Ma anche in questa separazione stiamo imparando qualcosa: non c’è felicità senza sacrificio, poche scelte sono completamente giuste o totalmente sbagliate, alle volte la soluzione corretta può essere leggermente dolorosa. Torno al mio amato lavoro, ma subito dopo torno da te, mia unica e vera regione di vita. Ora però basta parlare, stringiti a me vita mia, ché questa notte è solo nostra.

Crescere insieme

Butta i suoi occhioni blu nei miei, mi sorride col suo sorriso sghembo e tutto in lui sembra voler dire “mamma, meno male che ci sei”. Quando fa così, quando mi cerca nella stanza con lo sguardo ed il suo viso si illumina nel trovarmi, il mio cuore diventa liquido, le gambe mi tremano e gli occhi si fanno lucidi. Quando lo prendo in braccio e lo mangio di baci, ride, ride come se gli stessi raccontando la cosa più divertente al mondo, è gioia pura. La mia. La sua. È in tutti questi momenti che, con una punta di nostalgia mista ad orgoglio, penso che non sarà a lungo così. Che non sarò per sempre l’unica persona importante per lui. Che ancora per poco potrò decidere, al posto suo, di farlo dormire tutta una notte sul mio petto anziché nella sua cullina, che potrò tenerlo stretto a me anche una giornata intera. Perché, lo so bene, il mio compito di mamma non è quello di assecondare ed incitare questa sua naturale propensione a “starmi addosso” a vivere con me, di me. Il mio, durissimo, compito è quello di crescere un bimbo sereno ed equilibrato. Misurando con precisione, dosando con meticolosità, l’esserci ed il lasciarlo andare avanti, un passo davanti a me. Perché un domani possa essere una persona sicura di sé, forte ed indipendente. Perché non sia uno di quegli uomini attaccato alla gonna di mamma ed incapace di vivere la propria vita, sta a me insegnargli che io per lui ci sono sempre, che vivo per lui, ma non al posto suo. Ma nel frattempo mi godo questi nostri momenti. Solo nostri. Tu sul mio cuore.
  

Grazie 2015

Metterò il correttore per le occhiaie stasera? No, assolutamente no. Nelle foto voglio che si vedano, che risaltino a futura memoria. Per non dimenticare mai le nostre notti abbracciati, pelle contro pelle, cuore contro cuore. Le ore, nel buio della notte, trascorse in poppate e carezze, in ninnananne sussurrate e dolci baci. Perché se il sonno è tanto, l’amore è di più.

Tirando le somme 

  

Questo 2015 mi ha regalato il nostro primo abbraccio, il tuo primo vagito, la tua prima poppata ed il tuo primo sorriso. A te che sei la mia fotocopia e mia ragione di vita auguro un 2016 altrettanto ricco di meravigliose prime volte. Sappi che mi troverai sempre al tuo fianco, pronta ad incoraggiarti ad un passo di distanza per lasciarti libero di esplorare il mondo a modo tuo, ma pronta ad afferrarti se inciamperai in qualche difficoltà. Buon primo capodanno cucciolo di mamma, che questo 2016 abbia inizio, dunque, con te stretto sul mio cuore. (La foto risale al lontano 1984, chissà se continuerai al assomigliarmi così tanto ❤️)

La mattina di Natale

  
Stamattina ci siamo svegliati assonnati. Con gli occhi ancora incollati ci siamo scambiati uno sguardo d’intesa e piano piano ci siamo messi sul bordo del letto, abbracciati.
In bilico tra il letto e la sua cullina.

E siamo rimasti così. Siamo rimasti accoccolati sotto le coperte a guardarlo dormire, con il sorriso sulle sue labbra a cuoricino ed i pugnetti tirati in su. 

Non potevamo desiderare regalo più bello. 

Questo Natale

  
Questo Natale profuma di cannella.Di dolci prelibati, di aghi di pino.

Dei baci che ci siamo dati ed anche di quelli che ci siamo negati, ma soprattutto profuma dei baci che ci daremo. Dell’esserci in qualche modo persi e poi ritrovati.

Questo Natale profuma anche di fatica, di speranza, di attesa.

Dei discorsi fatti sottovoce, delle mezze frasi non dette, dei tanti abbracci salati di lacrime. Dei sospiri fatti sul tuo petto, mamma. Della consolazione che ho trovato tra le tue braccia, papà. 

Questo Natale ha mille luci e mille colori. Ha mille sapori. Ha il sapore delle tante preghiere scagliate contro il cielo, della paura che si cela dietro ad una speranza, della felicità che ti esplode prima in bocca e poi nel cuore.

Ma più di tutto, ed è questo che importa, questo Natale profuma di buono perché profuma di te.